LA ZONA ROSSA NON FERMA L'INTEGRAZIONE SCOLASTICA

LA ZONA ROSSA NON FERMA L’INTEGRAZIONE SCOLASTICA

LA ZONA ROSSA NON FERMA L’INTEGRAZIONE SCOLASTICA

Le cooperative sociali associate a Confcooperative Federsolidarietà Veneto sono accanto ai ragazzi con fragilità e alle loro famiglie

Categorie: Primo PianoFEDERSOLIDARIETA

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Piccoli gruppi di bambini in classe per fare davvero integrazione con i bambini con disabilità o particolari fragilità. Nonostante la zona rossa, è ciò che sta accadendo in questi giorni in molte scuole del Veneto dove, su richiesta delle famiglie, i dirigenti scolastici stanno accogliendo in classe oltre al ragazzo con disabilità anche altri suoi 5-6 compagni e le cooperative sociali garantiscono la presenza dell’operatore socio-sanitario per garantirne l’integrazione scolastica come da convenzione con l’ULSS di riferimento.

Le cooperative sociali afferenti a Confcooperative Federsolidarietà Veneto che si occupano di integrazione scolastica e sociale, in convenzione con le rispettive ULSS, sono una decina e insieme offrono il servizio a circa 2500 bambini e ragazzi con disabilità occupando oltre 1000 lavoratori, per la quasi totalità operatori socio-sanitari. Numeri ridotti rispetto a 2 anni fa perché hanno risentito in modo importante della pandemia, poiché alcune famiglie hanno valutato di tenere a casa i bambini con particolari patologie.

Gli operatori che si occupano di assistenza scolastica a volte vengono confusi con gli insegnanti di sostegno, ma il loro compito non è legato alla didattica bensì al benessere in senso più ampio dell’alunno con disabilità all’interno del contesto scolastico, supportando il bimbo nelle azioni quotidiane e favorendo lo sviluppo dell’autonomia personale, sociale e relazionale. Un supporto che è risultato quanto mai prezioso in questo anno così strano e difficile per ragazzi che vivono già delle condizioni di fragilità e per i quali le procedure e i comportamenti messi in essere per prevenire il contagio complicano ancora di più la relazione con compagni e con insegnanti.

Certo in quest’anno di pandemia il servizio ha subito tutte le incertezze del mondo della scuola e delle singole famiglie, con sospensioni, riprese a singhiozzi, nuove interruzioni per isolamenti e quarantene, nonché un alto turn-over di lavoratori che hanno risposto alla grande richiesta di OSS proveniente da ospedali e case di riposo. Tali criticità hanno peraltro comportato diversi costi sopravvenuti o comunque elementi di squilibrio economico nella gestione delle attività, che stanno mettendo alla prova la tenuta dei servizi. Le cooperative sociali, nonostante queste importanti difficoltà organizzative, si stanno adoperando al massimo per garantire il supporto necessario ai minori. “Abbiamo messo in campo un grande lavoro di coordinamento quotidiano con scuole, ULSS, famiglie e lavoratori per incrociare al meglio bisogni e disponibilità - afferma Anna Carlotto, responsabile area infanzia, minori e giovani per la cooperativa sociale Studio Progetto di Cornedo Vicentino - con l’obiettivo di offrire la continuità assistenziale di cui i bambini hanno diritto, oggi più che mai.”

E proprio per affrontare al meglio questo periodo, Confcooperative Federsolidarietà Veneto ha attivato un tavolo di confronto sull’ambito dell’integrazione scolastica per elaborare, recepire, strutturare e aggiornare procedure e condividere azioni da proporre anche alla Regione del Veneto e alle Aziende ULSS.

Questa zona rossa ha sicuramente scombinato nuovamente l’organizzazione dei servizi per l’integrazione scolastica e sociale, ma, seppure l’opportunità non sia stata attivata in tutte le scuole, stavolta si può davvero parlare di integrazione perché si è resa possibile la partecipazione anche di altri bambini in classe, nonché una maggiore collaborazione tra personale dedicato.  “Questi giorni – spiega Anna Paiusco, coordinatrice del servizio di integrazione scolastica della cooperativa Promozione Lavoro di Verona - stanno permettendo anche un più stretto contatto tra OSS e insegnanti di sostegno, per sperimentare e strutturare attività ad hoc per ogni singolo bambino funzionali ad accrescere e mantenere quelle autonomie personali che con la chiusura delle scuole sarebbero andate perse.” In attesa di tempi migliori, da tutti auspicati quanto prima, queste esperienze mostrano con coraggio che c’è vera integrazione solo nella relazione con gli altri.

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