Verona e la batteriosi del Kiwi: monitoraggio e sperimentazione

Verona e la batteriosi del Kiwi: monitoraggio e sperimentazione

Verona e la batteriosi del Kiwi: monitoraggio e sperimentazione

Strategia e progettualità presentati durante l'incontro tecnico-scientifico di lunedì 15 giugno per debellare la PSA, la batteriosi che sta compiendo una moria delle coltivazioni di Kiwi.

Categorie: Dal TerritorioFEDAGRI

Tags: veronakiwi

La risoluzione conclusiva dell'incontro tecnico-scientifico sulla batteriosi e la moria del kiwi che si è svolto nella sede di Confcooperative Verona lunedì 15 giugno è questo: proseguire l’esperienza di monitoraggio e insistere con la sperimentazione condotta  da due anni  in provincia di Verona per chiarire agenti patogeni e tecniche di difesa efficaci contro il killer del kiwi, il batterio Pseudomonas syringae pv actinidiae (PSA).

Relatori internazionali, dell’Università di Verona e del Consorzio kiwi del Garda,  hanno illustrato le ultime ricerche riguardanti la malattia. Il kiwi è a tutt’oggi una realtà di primaria importanza dell’agricoltura della provincia di Verona.

L'Italia è infatti  il secondo paese produttore mondiale (superato da poco dalla Cina) e il secondo paese esportatore (dopo la Nuova Zelanda). La produzione di actinidia rappresenta in Italia il 6% circa della superficie frutticola nazionale e il 9% del fatturato. Il valore agricolo della produzione si aggira sui  3 miliardi di euro e quello del mercato al dettaglio si aggira intorno ai 10 miliardi di euro. Oltre l'80%  della produzione di kiwi è concentrata in quattro regioni (Lazio 32%, Piemonte 21%, Emilia Romagna 15%, Veneto 13%). In particolare nella provincia di Verona sono investiti a kiwi oltre 2.000 dei circa 3.000 ettari regionali.

Nella provincia di Verona, la situazione attuale dell'infezione PSA nel  kiwi presenta preoccupanti gradienti di crescita e nel 2013 alla PSA si è affiancata (superandone gli effetti devastanti) quella che è stata chiamata la “Moria del kiwi”  portando in  breve tempo ad un effetto combinato particolarmente grave e distruttivo per gli impianti provinciali.

Il presidente provinciale di Confcooperative Verona Fausto Bertaiola, nel suo intervento introduttivo ha evidenziato come l’ortofrutta Veronese, che da sempre si è qualificata come uno dei distretti produttivi più importanti a livello nazionale, stia vivendo da alcuni anni il suo momento di difficoltà più accentuata. “A problemi strutturali mai risolti, eccessiva frammentazione dell’offerta, mancanza di programmazione – ha affermato -  si aggiungono problemi fitosanitari di primissima gravità. La sperimentazione e la ricerca latitano da parecchi anni sul nostro territorio e quando si è fatto qualcosa, il più delle volte era  in modo scollegato dalle esigenze del mercato e dalle aziende. La coltivazione del kiwi, che ha trovato nel Veronese il suo habitat più favorevole, sembrava essere una sana boccata di ossigeno per il comparto ma le gravissime fitopatie di cui oggi ci occupiamo stanno decimando gli impianti. Qui però  - rileva - la risposta del territorio è stata istintiva ma nello stesso tempo straordinaria: si è costituito un gruppo di lavoro, che ha visto la partecipazione di tutte le rappresentanze agricole territoriali, il dipartimento agricoltura della provincia  e il servizio fitosanitario ed insieme agli enti territoriali e alla camera di commercio è riuscito a reperire risorse sufficienti per impostare un primo lavoro di sperimentazione. Il Consorzio di tutela kiwi di Verona ha incaricato tecnici delle O.P. e delle Cooperative, i quali  hanno affiancato i tecnici dell’Osservatorio Regionale per le malattie delle piante, e hanno coordinato le informazioni provenienti da sperimentazioni sul territorio con quanto effettuato a livello nazionale e in altre regioni in questo campo. Aggiornamento e confronto continuo, monitoraggio costante e informazione sul territorio – ha concluso – costituiscono la chiave per una sperimentazione corretta in frutticoltura e per affrontare razionalmente una situazione che si profila di estrema gravità per il territorio veronese”.

Annalisa Polverari, dell'Università di Verona, ha illustrato il progetto della Regione Veneto partito all’inizio 2015, riguardante lo studio approfondito del batterio e delle possibili strategie di difesa alternative a quelle attualmente in uso. "L'obiettivo che ci siamo posti – ha spiegato - è lo studio della virulenza batterica e l'individuazione di strategie che permettano il controllo della batteriosi del kiwi con metodi innovativi a basso impatto ambientale. L'impegno del gruppo di ricerca è quello di capire in modo approfondito perché il cancro batterico colpisce proprio l'Actinidia, quali sono le basi molecolari del suo specifico attacco a questa specie, e perché alcuni ceppi del batterio sono più aggressivi di altri. Queste conoscenze serviranno – nella seconda parte del progetto - a sviluppare metodi innovativi che cerchino di inibire il contagio e lo sviluppo della malattia, senza causare l comparsa batteri resistenti ai principi attivi impiegati". 

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