5 domande a Raffaella Munaretto, portavoce della Commissione Dirigenti Cooperatrici del Veneto

5 domande a Raffaella Munaretto, portavoce della Commissione Dirigenti Cooperatrici del Veneto

5 domande a Raffaella Munaretto, portavoce della Commissione Dirigenti Cooperatrici del Veneto

Welfare, rappresentanza, conciliazione vita-lavoro: questi temi di grandissima attualità sono all'ordine del giorno della Commissione Dirigenti Cooperatrici del Veneto. In che mondo hanno scelto di affrontarli e perchè? Ce lo dice Raffaella Munaretto, direttrice del Centro Polivalente Atlantis e portavoce della commissione dal 2016.

Categorie: Primo Piano

Tags: welfaredonneconciliazione vita lavoro

1- Perché è nata la Commissione dirigenti cooperatrici? 

La Commissione Dirigenti Cooperatrici del Veneto è nata nel 2005 come emanazione territoriale della Commissione  Dirigenti Cooperatrici di Confcooperative Nazionale nata dalla semplice considerazione della mancanza o esigua  rappresentanza femminile all’interno degli organismi di Confcooperative.

Era emersa la necessità di fare alcune riflessioni in merito, per cercare di capire come si potesse rafforzare tale rappresentanza e favorire lo sviluppo professionale delle donne all’interno delle cooperative.

La scelta del nome, al femminile ma non con la parola Donne è indicativa del fatto che si voleva sottolineare l’aspetto professionale e lavorativo e non da ultimo lo sviluppo della carriera lavorativa dirigenziale.

Le prime analisi hanno messo fin da subito in evidenza la necessità per le lavoratrici delle cooperative, di avere strumenti che potessero favorire la loro partecipazione attiva non solo negli organismi di rappresentanza di Confcooperative ma anche all’interno dei consigli di amministrazione delle cooperative stesse. Servivano percorsi di formazione e azioni concrete mirate a facilitare la conciliazione dei tempi di vita con quelli del lavoro. Nel tempo l’attenzione si è spostata anche ad altri temi come l’individuazione di strumenti finanziari per l’accesso al credito per la realizzazione di imprese cooperative da parte delle donne e allo sviluppo del welfare aziendale. Lo sguardo delle varie Commissioni regionali si sposta dai territori al contesto nazionale che funge da sintesi e da collettore, senza dimenticare la dimensione europea che nel corso del tempo ci ha fornito indirizzi importanti come il documento di “Impegno Strategico a favore della parità di genere 2016-2019” della Commissione Europea.

2- Quali sono i temi su cui state maggiormente lavorando e perché?

Fin dal mandato scorso della commissione delle Dirigenti Cooperatrici, molta attenzione è stata dedicata al tema della conciliazione vita e lavoro, sia come individuazione e condivisione di buone prassi già esistenti sia come realizzazione di percorsi formativi atti a rendere strutturali le azioni di conciliazione all’interno delle cooperative. Attualmente la promozione delle politiche di conciliazione rimane un tema fondamentale in stretta connessione con le politiche dello sviluppo del welfare aziendale; politiche non riguardano soltanto le lavoratrici ma tutti i lavoratori e i soci delle cooperative.

Altra tematica importante è quello della rappresentanza. Si tratta di analizzare la partecipazione di genere e generazionale negli organi di rappresentanza sia in termini numerici che qualitativi, evidenziando cioè quali possono essere le competenze necessarie per agire una buona rappresentanza coerentemente con i cambiamenti che stanno avvenendo nei processi di rappresentanza anche a livello nazionale.

3- Quali sono le difficoltà e le problematiche maggiori che riscontrate nelle cooperative rispetto a questi temi?

Il tema della conciliazione e lo sviluppo di politiche di welfare nelle cooperative è un tema che è sentito nelle cooperative e all’interno di confcooperative. Tuttavia spesso le cooperative portano all’attenzione della confederazione problematiche che richiedono soluzioni concrete con tempistiche brevi.  

La difficoltà che si presenta è quella di fare in modo che le tematiche affrontate possano diventare pianificazioni e azioni strategiche di sviluppo delle cooperative stesse con obiettivi di ampio respiro sia in termini di contenuti che di tempi di realizzazione. Altra difficoltà è data dal fatto di far dialogare con modalità di scambio e confronto realtà dove queste tematiche vengono affrontate in modo consolidato e altre realtà che invece si stanno interrogando soltanto recentemente. Molte iniziative presenti nei territori rischiano di restare circoscritte a quei territori stessi mentre potrebbero diventare patrimonio condivisibile nel rispetto delle specificità. Il tema della rappresentanza ha una valenza non solo di genere ma anche di intergenerazionalità e riguarda quindi anche la presenza dei giovani cooperatori all’interno dei vari organi confederali e nei cda delle cooperative. La fatica incontrata in commissione Dirigenti Cooperatrici è quella di non avere rappresentate tutte le federazioni e quindi di poter avere dati di rappresentatività più ampi per analizzare in profondità la tematica.   

4 - In tema di parità di genere e conciliazione vita-lavoro quali sono le buone pratiche più innovative che avete incontrato nel mondo della cooperazione (non solo in Veneto, ma in tutta Italia)?

Certamente in Veneto ci sono ottimi esempi di realtà che hanno affrontato il tema della conciliazione e del welfare aziendale in modo strutturale. Ricordo a titolo di esempio l’esperienza di Moltiplica e i seminari che si sono svolti  in tema di welfare nei territori di Padova, Verona e Vicenza, o l’esperienza di WAVE Welfare Aziendale Veneto nata nel territorio di Treviso e Belluno e che si occupa di servizi di conciliazione.

A livello nazionale abbiamo conosciuto ad esempio la realtà del consorzio Agorà di Genova attraverso la testimonianza del Presidente. Obiettivo andare a conoscere dal vivo questa esperienza.

5 - Perché non sono presenti uomini nella commissione? Perché ci sono solo rappresentanti della cooperazione sociale?  

L’assenza degli uomini nelle Commissioni delle dirigenti cooperatrici è un tema sentito e discusso non solo nella commissione veneta ma anche in quella nazionale e nella commissione Donne e Parità dell’ACI. Il tema della parità di genere, della rappresentanza femminile all’interno degli organi di Confcooperative e nelle cooperative non è ancora “esaurito”. C’è ancora tanto lavoro da fare visto che nell’ultimo mandato il numero delle donne elette è leggermente diminuito. Ciò non toglie che sia possibile, lungo il percorso, invitare anche i Cooperatori a dialogare insieme su alcune questioni come ad esempio la conciliazione vita e lavoro, tematica universale, o sul significato e sulla funzione della rappresentanza al giorno d’oggi. Dal mio punto di vista nel momento in cui queste tematiche saranno considerate fra le priorità di tutti uomini o donne che siano non ci sarà più bisogno della commissione e si potrà progettare e costruire percorsi insieme direttamente nei vari Consigli Provinciali, Regionali e Nazionali.

Altro aspetto importante è la mancanza di rappresentatività nella Commissione Veneta dei settori come Federlavoro, Fedagri e tutti gli altri settori di Confcooperative. Infatti le componenti sono tutte Socie di cooperative sociali. Nella Commissione Nazionale invece, vi sono molte Cooperatrici che provengono anche dagli altri settori compreso Federasse, Federabitazione, Federconsumo, Federcultura….. Molto probabilmente il lavoro svolto dalla Commissione Veneta nei mandati precedenti non è stato sufficientemente incisivo su un piano di rilevanza ed interesse per tutta la confederazione veneta e soprattutto per coloro che utilizzano paradigmi di maggiore concretezza e ricaduta diretta nell’affrontare le problematiche legate al mondo cooperativo. Ci auguriamo invece in questo mandato, attraverso il nostro programma, di poter coinvolgere tutti i settori e in modo ambizioso, di poter essere noi l’agente che faciliterà il processo di intersettorialità.





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